Sindrome del cuore spezzato, l’infarto emotivo che arriva per il forte stress e per il dolore

C’è un momento, dopo uno spavento o un dolore improvviso, in cui ti sembra che il petto si chiuda come una morsa. Non è solo una metafora: a volte il corpo “traduce” lo stress in un vero evento cardiaco, così simile a un infarto da ingannare chiunque, anche in pronto soccorso.

Cos’è davvero la sindrome del cuore spezzato

La sindrome del cuore spezzato (chiamata anche sindrome di Tako Tsubo o cardiomiopatia da stress) è una condizione cardiaca temporanea che può comparire dopo un forte stress emotivo o fisico. Il punto sorprendente è questo: i sintomi somigliano a quelli di un infarto, ma in genere non sono dovuti a un’ostruzione delle coronarie.

Il nome “Tako Tsubo” arriva da una tipica trappola giapponese per polpi: in questa sindrome, il ventricolo sinistro può cambiare forma per qualche tempo, come se si “gonfiasse” in un modo particolare.

I sintomi che non vanno mai sottovalutati

Qui la regola è semplice: se sembra un infarto, si tratta come un infarto finché non si dimostra il contrario. I sintomi più comuni includono:

  • Dolore al torace persistente, spesso improvviso
  • Respiro corto (dispnea), con la sensazione di non riuscire a riempire i polmoni
  • Palpitazioni o battito irregolare
  • Ipotensione, stordimento, sudorazione fredda
  • In alcuni casi segni più seri, come edema polmonare

Se questi segnali compaiono dopo un forte stress, la cosa giusta da fare è una sola: chiamare subito il 118 o recarsi in pronto soccorso. Non è allarmismo, è prudenza.

Perché lo stress può “colpire” il cuore

Il meccanismo non è ancora chiarito in ogni dettaglio, ma l’ipotesi più accreditata è legata a una scarica massiccia di ormoni dello stress, soprattutto catecolamine come adrenalina e noradrenalina, liberate dal sistema nervoso simpatico.

Immaginalo così: il corpo entra in modalità emergenza, e questa ondata chimica, pensata per salvarti, può temporaneamente “stordire” il muscolo cardiaco, alterando la contrazione del ventricolo sinistro.

Gli eventi scatenanti più tipici sono:

  1. Stress emotivo: lutto, separazioni, delusioni amorose, una notizia improvvisa e devastante
  2. Stress fisico: interventi chirurgici, attacchi d’asma, traumi, infezioni importanti o periodi come la pandemia da COVID-19

Il risultato è una disfunzione che può essere intensa, ma spesso reversibile.

Chi è più a rischio (e quanto è frequente)

La sindrome colpisce soprattutto donne in post-menopausa, che rappresentano circa il 90% dei casi. In pronto soccorso, si stima che 1-2 casi su 100 tra quelli arrivati come sospetto infarto siano in realtà Tako Tsubo, e che possa arrivare fino a circa il 5% tra le diagnosi iniziali di sindrome coronarica acuta.

Molti clinici notano un dato che “suona” familiare: più aumentano ritmi e pressioni della vita moderna, più questa condizione viene riconosciuta, anche perché oggi la si cerca e la si diagnostica meglio.

Come si diagnostica: gli esami che fanno chiarezza

La diagnosi passa da strumenti classici, quelli usati anche quando si sospetta un infarto:

  • ECG (può mostrare alterazioni simili all’infarto)
  • Esami del sangue (marcatori cardiaci che possono essere alterati)
  • Ecocardiogramma, fondamentale per vedere la tipica alterazione del ventricolo sinistro
  • Spesso viene eseguita anche una coronarografia per escludere ostruzioni significative

In pratica, si ricostruisce l’evento come un puzzle: sintomi, stress recente, esami, e soprattutto l’immagine del cuore in azione.

Trattamento e recupero: cosa aspettarsi

La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, il cuore recupera in giorni o settimane. Il trattamento è spesso di supporto, con riposo e farmaci mirati ai sintomi e alla stabilità emodinamica, secondo valutazione medica.

Un aspetto che sta diventando sempre più centrale è ciò che succede “dopo”: l’evento stressante non sparisce perché il cuore migliora. Per questo, un supporto psicologico o psicoterapeutico precoce può aiutare a gestire ansia, trauma e rischio di ricadute.

Prognosi e recidive: il finale non è scontato, ma può essere buono

La prognosi è in genere favorevole, ma non va banalizzata. Serve monitoraggio, perché possono esserci complicanze e, seppur non frequentissime, anche recidive.

Il punto, forse, è questo: la sindrome del cuore spezzato ci ricorda che la linea tra emozione e corpo è reale, concreta, perfino misurabile. E conoscere il fenomeno, come accade con lo stress, non serve a spaventarsi, ma a reagire meglio, e più in fretta, quando conta davvero.

Redazione Farmacia Notizie

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