Ti è mai capitato di dire “vieni” con la stessa fiducia di sempre e vedere il tuo cane… restare dov’è, come se non avesse sentito? In quel momento è facile pensare alla “testardaggine”, ma nella maggior parte dei casi sta succedendo qualcosa di molto più semplice (e risolvibile): il comando non è più abbastanza chiaro, conveniente, o possibile da seguire.
Non è “disobbedienza”: è spesso un mondo troppo interessante
Fuori casa il cane legge un romanzo scritto di odori, rumori, tracce e movimenti. Quello che per noi è “il parco”, per lui è un social network infinito. Quando gli stimoli superano il livello che può gestire, entra in sovraccarico sensoriale: non ti sta sfidando, sta scegliendo lo stimolo più gratificante.
Segnali tipici:
- risponde in casa ma “sparisce” fuori
- ti guarda un secondo e poi torna a fiutare
- risponde solo quando non c’è nulla in giro
La generalizzazione: il comando non vale “ovunque”
Molti cani imparano benissimo in cucina, ma non hanno mai davvero capito che “seduto” significa seduto anche davanti al cancello, in strada, o con un altro cane a dieci metri. Questa si chiama generalizzazione, ed è il ponte tra addestramento e vita vera.
Se non l’hai costruita, il cane non sta dimenticando, semplicemente non ha “trasferito” l’abilità in altri contesti.
Quando il richiamo diventa una brutta notizia
Il richiamo è il comando che si rovina più facilmente. Basta poco:
- lo chiami e poi finisce il gioco
- lo chiami per rimettere il guinzaglio e tornare a casa
- lo chiami e lo sgridi perché “ci ha messo troppo”
Risultato: il cane impara un’associazione semplice, “se torno, perdo qualcosa”. E a quel punto ignorarti diventa una scelta razionale.
Un modo utile per capirlo è pensare al condizionamento: se a un segnale segue spesso qualcosa di spiacevole (o la fine del bello), quel segnale perde valore.
Comunicazione confusa: il comando diventa rumore di fondo
Ripetere “vieni, vieni, vieni” mentre il cane non risponde è come abbassare il volume della parola. Non lo stai aiutando, lo stai desensibilizzando. E spesso, senza accorgercene, aggiungiamo confusione con il corpo: spalle tese, voce nervosa, passo verso di lui che per alcuni cani suona come “pressione”, non come invito.
Errori frequenti:
- comandi ripetuti senza conseguenza
- premio assente o arrivato troppo tardi
- tono arrabbiato che spegne la motivazione
- gesti incoerenti (es. chiami ma ti allontani guardando altrove)
E se fosse salute?
Quando un cane “non risponde più” all’improvviso, vale sempre la pena considerare il lato fisico. Dolore, fastidi articolari, problemi di udito o vista possono ridurre o bloccare la risposta, soprattutto su comandi che implicano movimento (richiamo, terra, resta). Se noti cambiamenti rapidi, rigidità, stanchezza, o segnali di disagio, meglio una visita veterinaria prima di insistere con l’allenamento.
Come correggere: riparti facile, poi alza l’asticella
Qui funziona un principio semplice: rendi la scelta corretta la più conveniente.
1) Torna a un ambiente “facile”
Scegli casa o un luogo calmo. Fai sessioni brevi, 3-5 minuti, con rinforzo positivo immediato. L’obiettivo è ricostruire fiducia e chiarezza.
2) Aumenta difficoltà in modo graduato
Pensa a tre variabili:
- distrazione
- distanza
- durata
Alza una sola variabile alla volta. Se salti da “salotto” a “parco affollato”, non è un test di bravura, è una trappola.
3) Ricompense: paga bene, paga subito
Non serve “sempre il cibo”, ma serve motivazione. Alterna:
- bocconcini molto appetibili
- gioco breve e intenso
- carezze solo se al cane piacciono davvero in quel momento
4) Regole d’oro per il richiamo
- chiamalo quando sei abbastanza sicuro che possa riuscire
- appena arriva, succede sempre qualcosa di buono
- ogni tanto richiamalo, premia, e poi… lascialo tornare a fare il cane (questa è magia per la fiducia)
5) Se non risponde, non “consumare” il comando
Evita di ripeterlo. Piuttosto:
- avvicinati e riduci la distanza
- intercetta l’attenzione con un suono neutro
- renditi interessante e riprova in una situazione più semplice
Quando chiedere aiuto
Se nonostante questi passi il problema continua, o se c’è reattività, paura o stress, un educatore cinofilo può vedere dettagli invisibili a occhio “di famiglia”. E se sospetti una causa fisica, il veterinario è il primo alleato.
La buona notizia è questa: nella maggior parte dei casi non hai “perso” il tuo cane. Hai solo bisogno di ricostruire il patto, comando chiaro, contesto giusto, e un motivo valido per scegliere te.




