Ti è mai capitato di chiudere la porta e sentire, anche solo per un istante, quel dubbio fastidioso: “Starà bene da solo?”. L’ansia da separazione nel cane spesso inizia così, con piccoli segnali che poi diventano vocalizzi, distruzione, pipì in casa, o un’irrequietezza che sembra non spegnersi mai. La buona notizia è che si può lavorare davvero bene, con metodo e tanta costanza.
Capire se è davvero ansia da separazione (e non “dispetti”)
La prima svolta, quasi sempre, è smettere di interpretare il comportamento come una sfida. Un cane in ansia non “si vendica”, si spaventa.
Segnali tipici quando resta solo:
- abbaio o ululato persistente poco dopo l’uscita
- distruzione mirata a porte, finestre, oggetti con il tuo odore
- salivazione, ansimare, tremori
- eliminazioni in casa anche se è abituato a farle fuori
- iper attaccamento, ti segue ovunque appena sei presente
Se i sintomi sono intensi o improvvisi, ha senso escludere cause mediche con il veterinario. Poi si passa al lavoro comportamentale, che è la vera “cura” di base.
Il cuore del percorso: desensibilizzazione e controcondizionamento
Qui succede la magia, ma è una magia fatta di micro passi.
La desensibilizzazione significa abituare il cane alla solitudine in modo graduale, senza farlo “esplodere” di ansia. In pratica:
- Parti da assenze minuscole, anche 5-20 secondi.
- Rientri quando è calmo, o comunque prima che vada in crisi.
- Ripeti spesso, aumentando il tempo solo quando la calma è stabile.
Il controcondizionamento aggiunge un ingrediente fondamentale: la separazione non è più un evento spaventoso, diventa neutro o persino piacevole. Quando esci, il cane riceve qualcosa che ama e che trova solo in quel momento (per esempio un masticativo sicuro o un gioco alimentare ben gestito). È un modo semplice per “riscrivere” l’emozione.
Un concetto utile, che molti educatori usano come bussola, è il condizionamento: associazioni ripetute che cambiano il significato delle cose. Nel tuo caso, “tu esci” deve smettere di significare “panico”.
Micro rituali da correggere: uscite e rientri “normali”
Sembra un dettaglio, ma cambia tutto. Se trasformiamo l’uscita in una scena madre, il cane la vive come tale.
Prova così:
- Esci senza discorsi lunghi, carezze infinite o “torno subito” ripetuto.
- Rientra in modo tranquillo, senza festa immediata.
- Premia con attenzione e interazione solo se il cane è sereno, anche dopo qualche secondo di calma.
Un esercizio potentissimo è “svuotare” i segnali: più volte al giorno prendi le chiavi, metti la giacca, apri la porta, poi ti siedi sul divano. Se ogni gesto smette di prevedere la tua sparizione, l’ansia scende.
Routine e gestione dell’energia: stanco sì, ma nel modo giusto
I cani si rilassano meglio quando la giornata è prevedibile. Una routine stabile (pasti, passeggiate, gioco) crea sicurezza.
Prima di uscire, evita la passeggiata nervosa e “tirata”. Molto meglio:
- una passeggiata lunga e olfattoria
- 5-10 minuti di training semplice con rinforzo positivo
- un gioco di ricerca tranquillo (nascondi bocconcini in casa)
L’obiettivo non è “sfinirlo”, è portarlo in uno stato mentale adatto al riposo.
Il “nido”: costruire uno spazio che dica “qui si sta bene”
Pensa a una stanza o a un angolo come a un rifugio, non a una punizione.
Checklist pratica:
- cuccia comoda, acqua, temperatura piacevole
- masticativi sicuri e giochi che impegnano senza frustrare
- luci morbide, stimoli ridotti (anche tende leggermente chiuse)
- suoni di sottofondo discreti, musica rilassante o TV tranquilla
In alcuni casi, limitare lo spazio (con recinto o stanza dedicata) aiuta a prevenire distruzione e a far sentire il cane più contenuto. Si valuta caso per caso, perché alcuni cani con ansia possono agitarsi di più se “chiusi”.
Il tuo atteggiamento: la calma è contagiosa
È difficile, lo so, ma funziona: mantieni un tono neutro quando esci e non rimproverare al rientro, anche se trovi danni. Il rimprovero arriva “tardi” e aumenta l’insicurezza, peggiorando il problema.
Se l’ansia è severa, un veterinario comportamentalista può proporre un supporto farmacologico (per esempio fluoxetina), sempre come parte di un piano integrato, mai come scorciatoia.
Quanto tempo serve (e quando farsi aiutare)
La parola chiave è costanza. Alcuni cani migliorano in settimane, altri richiedono mesi. Se ci sono crisi intense, autolesionismo, o non riesci a fare progressi, l’aiuto di un istruttore cinofilo professionale fa davvero la differenza, perché imposta i tempi giusti e corregge quei piccoli errori che, senza accorgertene, possono bloccare tutto.



