C’è un momento, in ogni casa con un felino, in cui ti giri un secondo e lo ritrovi sul tavolo come se fosse la cosa più naturale del mondo. E in fondo, dal suo punto di vista, lo è davvero: alto, centrale, pieno di odori interessanti. La buona notizia è che esiste un approccio semplice, molto usato nei gattili, che funziona senza urla e senza “trucchi” fastidiosi.
Perché il gatto sale sul tavolo (non è dispetto)
Quando ho iniziato a osservare davvero il comportamento del gatto, mi è stato chiaro che il tavolo non è “il problema”, è un premio: altezza, controllo dell’ambiente, possibilità di intercettare cibo, attenzioni, movimenti.
In termini pratici, il gatto cerca:
- punti rialzati per sentirsi al sicuro e dominare la stanza,
- stimoli (odori, briciole, sacchetti, piatti),
- routine (se una volta ha trovato qualcosa, tornerà a controllare).
La strategia dei gattili parte da qui: non si combatte l’istinto, lo si incanala.
Il metodo più usato nei gattili: alternative + premio
Nei contesti con molti gatti, la regola è una sola: rendere facile fare la cosa giusta. Il cuore del metodo è il rinforzo positivo, cioè premiare il comportamento desiderato invece di punire quello indesiderato.
1) Crea un “posto alto” migliore del tavolo
Il punto chiave è la posizione: l’alternativa deve essere vicina al tavolo o comunque in una zona dove il gatto ama stare. Se la metti in un angolo morto, è come offrire un divano in cantina.
Opzioni che in genere funzionano:
- tiragraffi ad albero stabile con piattaforme ampie,
- mensole a parete (anche due o tre a “scala”),
- cuccia rialzata su mobile basso,
- amaca da finestra se quella zona è già “panoramica”.
Un piccolo trucco “da gattile”: rendi il posto nuovo subito interessante con una copertina che odora di casa e, se il gatto lo gradisce, un gioco lasciato lì.
2) Premia solo quando sceglie l’alternativa
Qui serve costanza, più che creatività. Appena il gatto sale sull’alternativa, anche per pochi secondi, arriva il premio.
Può essere:
- un premietto minuscolo,
- una carezza nel punto che ama,
- una frase sempre uguale con tono dolce,
- un gioco breve (una canna da pesca per 20 secondi è spesso perfetta).
L’idea è che il gatto colleghi in modo chiaro: “salire lì” porta vantaggi, “salire sul tavolo” no.
3) Rendi il tavolo noioso, sempre
È sorprendente quanto il tavolo smetta di essere attraente se non offre più ricompense casuali.
Checklist pratica:
- niente cibo lasciato anche “solo un attimo”,
- via briciole e piattini sporchi,
- niente bocconcini dati dal tavolo (mai, nemmeno per fare pace).
Se il tavolo non paga, il gatto smette di investire energie.
Cosa fare quando lo trovi sul tavolo (la sequenza che funziona)
Quando succede, il passaggio delicato è evitare di trasformare l’evento in uno spettacolo. Niente sgridate, niente inseguimenti, niente contatto visivo prolungato.
Fai così:
- Avvicinati con calma.
- Accompagnalo giù, prendendolo se si lascia, o guidandolo con il corpo e la mano.
- Portalo subito sull’alternativa rialzata.
- Appena ci sale, premio immediato.
Ripetuto con coerenza per settimane, questo schema crea un’abitudine robusta. Nei gattili funziona proprio perché è ripetibile e non dipende dall’umore umano.
Metodi da evitare (anche se “sembrano” efficaci)
Spruzzi d’acqua, rumori forti, nastri appiccicosi, fogli metallici e allarmi improvvisi possono fermare il comportamento sul momento, ma spesso insegnano solo una cosa: l’umano è imprevedibile. Risultato, più stress, più diffidenza, e il gatto che sale sul tavolo quando non lo vedi.
Mini piano di 7 giorni per vedere i primi risultati
- Giorni 1-2: prepara l’alternativa rialzata e ripulisci la routine del tavolo.
- Giorni 3-5: premi ogni salita corretta, anche micro salite.
- Giorni 6-7: inizia a premiare in modo variabile (non sempre cibo), mantenendo la lode e il gioco.
Il punto non è “vietare il tavolo” con la forza, è costruire una scelta più conveniente. E quando vedi il gatto che, davanti al tavolo, gira la testa e salta sul suo tiragraffi come se fosse ovvio, ti accorgi che sì, questo metodo è davvero quello che “regge” nel tempo. E, cosa non da poco, mantiene serena la convivenza.



